domenica 31 luglio 2011

Oxala

I figli di Oxalà in generale sono portati per le arti, per la spiritualità e il misticismo, amano l’introspezione e sono saggi e pacifici. Sanno realizzare i loro obiettivi con calma e determinazione, a volte con testardaggine (loro principale difetto). Sono ambiziosi, intelligenti, portati per lo studio e amanti della conoscenza. Devono fare i conti con la sfiducia e la pigrizia, con l’invidia e la competizione, con la superbia e l’alterigia, con la paura del mondo e la tentazione di fare gli eremiti sulla cima delle montagne. Sono diffidenti e riservati, difficilmente si espongono in prima persona, temono le responsabilità e ogni tipo di conflitto. I figli di Oxalufà sono saggi e calmi, a volte lenti e indecisi, hanno imparato a pensare molto prima di agire. Il simbolo di questa vibrazione è la lumaca, segno di lentezza, ma anche di autonomia. Sanno fare molte cose, la loro forza sono l’esperienza, la pazienza, la costanza e la comprensione: l’Orixà delle teste, delle menti e del pensiero conferisce loro una visione della realtà su più piani e ad un livello superiore. La loro sfida è la paura, la mancanza di coraggio e iniziativa, la tentazione di fare la vittima, di nascondersi, di dipendere dagli altri, di ammalarsi per allontanare le responsabilità. Oxalufà è la vecchiaia, è la tentazione di vivere di ricordi e di rimpianti, è l’attesa della morte, è l’inazione, il dondolarsi su una sedia a dondolo. I suoi figli tendono ad aspettare aiuti o “choc” esterni che smuovano le acque e risolvano la situazione, anziché credere di avere il potere di mutare e governare la propria vita. I figli di Oxaguian, invece, sono giovani guerrieri, e come tali combattivi, inquieti, imprudenti, ma possiedono una grande spiritualità e sono idealisti e sognatori. Oxaguian è il generale degli eserciti celesti, lo stratega che dirige le truppe verso il nemico prima di lanciarsi a sua volta in battaglia. Difficilmente accettano la realtà per come è e cercano di cambiarla, sono duri giudici di sè stessi, portati al sacrificio e all’autoflagellazione, sono ostinati, permalosi ed egocentrici. Desiderano l’autoaffermazione, il successo, la fama, sono attratti dal mondo e allo stesso tempo ne fuggono, amano il denaro e lo disprezzano, desiderano Dio e lo sfidano, cercano l’annullamento dell’ego ma sono presuntuosi, vivono l’inquietudine del giovare Siddharta e l’ansia di conquista e di conoscenza. Vogliono essere umili ma anche farsi notare, temono l’amore perché non sono disposti a rinunciare alla loro identità, nè a scendere a compromessi. Oxaguian esiste nello scienziato, nel ricercatore, nello studente: i suoi protetti hanno una spiccata predisposizione per la tecnologia, per l’apprendimento e per tutto ciò che è innovativo, la loro mente è sempre molto dinamica e al passo coi tempi, in cerca di nuove soluzioni, di evoluzione. La sfida è l’eterna fuga da se stessi, la ricerca come pretesto per non incontrassi, la paura di darsi, di offrirsi, di fidarsi di sè stessi e degli altri. La sensazione di non essere all’altezza e di non sentirsi mai pronti li può rendere discepoli a vita. Essendo idealisti, vorrebbero purezza in ogni cosa, in ogni relazione, in ogni attività; scendere a patti col prossimo per rapportarsi col sistema fa loro storcere il naso, è una cosa che fanno malvolentieri poiché intacca il loro complesso insieme di principi e valori, provocando i confronti e i conflitti; ma al di là dell’aspetto bellico del loro carattere, portano in dote la bontà e la caritatevole sensibilità del padre celeste Oxalà: ciò che devono raggiungere è il punto di mediazione e di incontro con la vita.

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