Le figlie di Iemanja sono calme, riflessive, sensibili, estremamente materne e protettive, ma tendono a farsi vittime nelle loro relazioni, a lasciarsi ferire o tradire o abbandonare se non riescono a riconoscere la loro natura di guerriere e regine. Per loro la sfida più ardua è il raggiungimento di uno stato di autonomia e autosufficienza (essenzialmente emotiva), la prova più difficile è tagliare i legami di dipendenza affettiva che le costringono a vivere in funzione degli altri. Le figlie di Iemanja tendono a occuparsi di tutti, ma così facendo rischiano di prosciugarsi, di privarsi della propria energia vitale, di creare relazioni di dipendenza e soprattutto impediscono agli altri di crescere e di assumersi le loro responsabilità nella vita. Iemanja è il legame viscerale che si instaura tra madre e figlio, è il desiderio di inglobare l’oggetto amato, è il cordone ombelicale che va reciso per dare origine a due esseri indipendenti. Iemanja è la preoccupazione che tutti stiano bene, che tutti abbiano mangiato e stiano al caldo, è la voglia di coccolare, di allattare, di stare sempre insieme. E’ il nutrimento, Iemanja è la pietà e la compassione, è sincretizzata con la Madonna, la madre del Cristo; regge l’amore materno, ma anche le relazioni fra congiunti, amici e tutti quanti vivono sotto uno stesso tetto, è la protettrice della comunità, è l’eterna pena dell’abbandono e la speranza del ritorno, è la solitudine della madre quando i figli se ne vanno dalla casa, è la depressione dopo il parto, la preoccupazione per la loro vita, ma anche il senitmento di famiglia, l’educazione dei bambini. Le figlie di Iemanja hanno la maturità e la bellezza della donna nel fiore degli anni, devono comprendere che i genitori sono come degli ormeggi che devono costruire le navi dei figli, insegnare loro la navigazione e poi lasciarli andare a largo, nel mare della vita, accettando così il ruolo di guida, ma non di eterno compagno di viaggio.
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