I figli di Omolu sono naturalmente portati ad occuparsi della sofferenza altrui, sono spesso medici, guaritori e massaggiatori; purtroppo frequentemente hanno vissuto nel corso della loro vita esperienze drammatiche sul piano psicofisico. Tendono all’isolamente e alla depressione, l’espressione del viso è triste e imbornciata, nelle relazioni instaurano meccanismi assai forti di dipendenza, hanno difficoltà a prendere decisioni drastiche o mettere in atto cambiamenti radicali, amano la fissità e la rassicurante monotonia, il che nasconde una profonda paura di vivere e di morire. Hanno una sottile tendenza masochista, una specie di culto della sofferenza che dà loro una soddisfazione inavvertibile in condizioni di malattia e una sorta di ipocondria quando sono in salute. Possono anche avere una vita sociale attiva, se non addirittura florida e in ambienti d’alto rango, ma sebbene certi figli di Omolù siano addirittura allegrissimi (specie in compagnia di figli di Orixàs “caldi”, come Ogum) e sani amanti dei piaceri terreni, in loro vi è una chiusura psicologica latente, di cui a volte nemmeno loro sono consapevoli: come una coltre, li separa emotivamente dal resto della gente, decretandone il senso di solitudine che si trascinano dietro. Non sono persone di molte parole, quando però sono contrariati, i loro giudizi secchi e taglienti sono delle vere sferzate di ghiaccio. In amore non sono molto fortunati, è bene che evitino le figlie di Yansà, sebbene la loro energia attiva sia per loro un autentico toccasana, poichè queste si stuferebbero della staticità cui verrebbero sottoposte e se ne andrebbero, lasciandoli tra le lacrime. E’ già migliore il rapporto con le figlie di Oxum, purchè sia una manifestazione non giovanissima, poichè la loro tipica freschezza e spontaneità mal si coniuga col rigore saturnino dei figli della terra. Ottima invece la relazione con le mature figlie di Yemanja e con le stoiche e deluse figlie di Obbà, che, dopo aver rinunciato alla focosità di Xangò, possono trovare nei figli di Omolù la stabilità coniugale e la complicità rustica in cui possono esprimere meglio la loro salda femminilità. Omolù è il principio dell’entropia, la tendenza di ogni cosa e ripiegarsi su se stessa e morire, è la noia, la calura, il sudore, le mosche, le piaghe d’Egitto, le calamità che gli dei scatenano per punire gli uomini, è il sacrificio, l’espiazione attraverso la sofferenza, ma anche attraverso la carità e l’abnegazione: è il primo passo verso il sacrificio dell’ego in favore di una rinascita interiore.
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